Spaccio di sostanze stupefacenti fuori dell’ambiente di lavoro, illegittimo il licenziamento


14 sett 2018 È illegittimo il licenziamento in tronco del lavoratore per spaccio di sostanze stupefacenti avvenuto fuori dell’ambiente di lavoro e presso la sua abitazione, in quanto comportamento completamente estraneo all’attività lavorativa.


Lo ha ribadito la Corte di Cassazione pronunciandosi sul caso di un datore di lavoro che proponeva reclamo contro la decisione del Tribunale di primo grado che aveva ritenuto illegittimo il licenziamento in tronco intimato ad un proprio dipendente per spaccio di sostanze stupefacenti avvenuto fuori dell’ambiente di lavoro e presso la sua abitazione.
Nel rigettare il reclamo, i giudici del merito ritenevano legittima una diversa valutazione dei fatti, rilevando che trattavasi di fatti completamente estranei all’attività lavorativa, inidonei ad incidere sul rapporto di lavoro.
La valutazione in ordine alla legittimità del licenziamento disciplinare di un lavoratore per una condotta contemplata, a titolo esemplificativo, da una norma del contratto collettivo fra le ipotesi di licenziamento per giusta causa deve essere, in ogni caso, effettuata attraverso un accertamento in concreto, da parte del giudice di merito, della reale entità e gravità del comportamento addebitato al dipendente, nonché del rapporto di proporzionalità tra sanzione ed infrazione, anche quando si riscontri l’astratta corrispondenza di quel comportamento alla fattispecie tipizzata contrattualmente.
Il comportamento del lavoratore, per ritenere legittimo il recesso, deve ritenersi strettamente collegato ad una mancanza relativa ai dover propri dello stesso lavoratore nell’ambito del rapporto di lavoro, sicché la condanna in questione, per riguardare fatti assolutamente estranei al rapporto di lavoro, non poteva in alcun modo essere riconducibile al concetto di giusta causa previsto dalla legge.